venerdì 4 settembre 2015

Di nuovo l'armadio. Declutttering per amore (di me stessa).

L'ultima volta che avevo dato una bella sistemata alla zona vestiario è stata un anno e mezzo fa.
Avevo sfoltito il mio non ricco guardaroba (per vedere i dettagli, ecco il post), fino ad arrivare a quello che mi sembrava un buon risultato.
Poi, nell'arco di altri mesi, se ne sono andate altre cose, magliette, biancheria, collant e amenità varie.
Ho ridotto ancora. Mi sembrava di essere giunta al punto di avere solo cose usabili. Solo cose da usare.
Poca roba, ma almeno roba che porto.
Poi l'altro giorno, non so perchè, ho pensato che fosse il caso di aprire di nuovo la mia anta dell'armadio e dare una cotnrollata.
Cosa mi ha spinta a farlo?
Non ne sono sicura, ma credo che le motivazioni siano:
- sto maturando nuove consapevolezze, anche su di me
- mi sento, ancora, con troppa roba per casa
- mi accorgo che alcune cose non le porto mai.

I punti 2 e 3 non richiedono grandi spiegazioni, il punto 1 forse sì.

Io non ho mai amato fare shopping, e oltretutto credo di non avere neanche chissà quale gusto estetico.
Questo, unito a una scarsa autostima, mi ha portato negli anni quasi a "punirmi".
La punizione però non sta nel comprare poche cose, questo mi viene davvero naturale, ma nel fatto che non mi sono mai davvero interessata di cosa indossavo.
Pensavo, sempre, che in fondo il mio corpo e io non meritassimo poi chissà cosa.
Il risultato è ritrovarsi con un armadio in cui i capi più "preziosi" erano comprati da Promod.
Senza nulla voler togliere a Promod, non si tratta certo di alta sartoria, o di capi che cadano bene su qualsiasi struttura fisica...
Mi sono accorta, prendendo in mano ogni capo che avevo salvato dal decluttering precedente, che ho quasi solo cose lise, consumate, vecchie, a volte anche un po' sformate, ormai, dall'uso e dal tempo.
Mi sono accorta che ho un solo capo ancora bello, una gonna comprata in un outlet, di una marca inglese (credo) che veste le "signore", e non intese come donne adulte e basta, ma come donne che si vestono con vestiti "buoni", ben fatti, di buon taglio.
Ho guardato le mie cose una per una, non ho fatto come suggerisce Marie Kondo (chi è Marie Kondo e cosa vuole dai nostri armadi?), non ho tirato fuori tutto. Ho solo spostato tutto a sinistra, dentro l'anta, e man mano portavo un capo alla volta sulla destra, lo guardavo e valutavo.
In alcuni casi ho provato a indossare. Ma di solito mi è bastato guardare.
Ci avrò messo 10-15 minuti, non so. Un po' perchè ho poche cose, un po' perchè non avevo molti dubbi: o sì, o no. Le cose dubbie, poche, le ho provate. Alcune sono rimaste, alcune sono andate.
Sono anni che non faccio shopping davvero: ho ancora cose di quando avevo 18-20 anni, e per quanto non abbiano i buchi e siano pulite...sono vecchie. E soprattutto io ho 36 anni, non 20. Non hanno più senso, su di me.
Non le indosserei comunque.
Alla fine mi sono accorta di aver riempito, in quei pochi minuti, una borsa di quelle del supermercato, quelle bianche grandi per la spesa.
Una borsa piena, qualche kg di roba.
Dove si era nascosta, quella roba inutile? Chissà perchè l'avevo salvata l'altra volta...
Me lo sono chiesta.
Mi sono risposta che forse, l'altra volta, non ero ancora pronta.
Non tanto a lasciar andare cose che comunque non amo particolarmente, quanto ad amare ME.
Pensavo che comunque avrei dovuto "sfruttare" fino alla fine (dei miei giorni o dei loro?) quelle cose, che comunque io "non meritavo" di avere niente di sensato, da mettermi.
Che quelle cose lì, che PIU' O MENO mi andavano bene, erano abbastanza.
Ora sono un po' stanca di questo accontentarmi, di questo "più o meno".
E così ho buttato nel cassonetto dei vestiti tutta quella roba.
Mi resta poco, ora. Restano cose che ancora posso / voglio indossare.
Ho preso anche una decisione.
Non voglio più avere nell'armadio 40 stracci, ma neanche 20 stracci.
Voglio arrivare ad avere, pian piano, anche solo 10-15 pezzi, ma che siano tutti SENSATI per me. Adatti a me.
Di buona qualità, di buon taglio.
Non ho bisogno di chissà cosa, capi base e colori neutri per me vanno benissimo.
Ma ho deciso che, pian piano, consumerò questi ultimi straccetti rimasti e li sostituirò, per bene, con pochi pezzi ma scelti che mi stiano bene, che mi valorizzino e non semplicemente che "mi coprano".
Per me è molto strano pensare questo, pensare di spendere soldi per me, pensare di cercare qualcosa che davvero mi stia bene, qualcosa con cui mi piaccia vedermi allo specchio.
E' un passo avanti nella mia vita.
Non credo che avrò mai un armadio strabordante, mi piace molto avere poca roba e sapere sempre cos'ho, niente cambi di stagione e niente cassetti e ante ricolme.
Ma vorrei arrivare a un piccolo guardaroba piacevole, per me. Credo che sarà un modo per essere amorevole nei miei stessi confronti.
Per il momento non ho acquisti da fare, vedrò se, per l'inverno, acquistare un maglione. Intanto, comunque, mi godo il fatto di aver tolto di mezzo altre cose che mi zavorrano solo.

mercoledì 19 agosto 2015

Io e Marie Kondo. Il magico potere del riordino...e Fight club


Questo è uno dei miei brani preferiti di “Fight Club”. Uno di quelli che condivido pienamente.

Compri mobili. Dici a te stesso, questo è il divano della mia vita. Compri il divano, poi per un paio d’anni sei soddisfatto al pensiero che, dovesse andare tutto storto, almeno hai risolto il problema divano. Poi il giusto servizio di piatti. Poi il letto perfetto. Le tende. Il tappeto.
Poi sei intrappolato nel tuo bel nido e le cose che una volta possedevi, ora possiedono te.

E così, alla fine sono approdata anch'io alla lettura di questo best seller nipponico (Il magico potere del riordino, ça va sans dire)
Ero incuriosita, viste le recensioni contrastanti: chi l'ha trovato utilissimo, chi insensato, chi troppo legato a una cultura diversa dalla nostra, chi troppo estremo e chi stimolante.
Io sono arrivata a leggerlo ora che è arrivato in biblioteca, e nel frattempo avevo già visto in giro opinioni e recensioni: partivo quindi con alcune idee e aspettative, che potrebbero avermi condizionata nella lettura.
Ma veniamo al libro.
Nella prima parte M. Kondo racconta (suppongo in maniera romanzata ed enfatica) la sua progressiva “scoperta” dell'arte del riordino.
Da psicologa, se avessi incontrato la Marie ragazzina, avrei voluto fare due chiacchiere con i suoi familiari, ma va beh.
Insomma, la prima parte è dedicata a spiegare la filosofia della faccenda, in maniera piuttosto spiccia e molto direttiva.

Ecco, la direttività, il tono quasi sempre imperativo sono una caratteristica del libro che può piacere molto (a chi vuole essere spronato) o irritare (chi non ama quelli con la verità in tasca). A me ha lasciato un po' così, trovo alcuni discorsi un po' tagliati con l'accetta, e altri (se ti vesti bene in casa ti sentirai meglio, se ti vesti in tuta “diventerai una donna a cui si addice la tuta”) sono cose già sentite più e più volte e possono essere più o meno condivisibili.

Diciamo che alla prima parte ho dedicato un'attenzione altalenante.
Il mio scopo nel leggere questo libro era: trovare nuovi spunti per alleggerire ulteriormente casa mia.
Non sento il bisogno di consigli particolari sul riordino (in effetti non mi interessa neanche la piegatura dei vestiti e cose così), cercavo più che altro qualcosa che mi desse un punto di vista nuovo, come un nuovo paio di occhiali attraverso cui guardare le cose.
Perchè, pur essendo una buona declutteratrice, ho come la sensazione di “non vedere” alcune cose, avendole sott'occhio sempre.

E così sono passata ai capitoli “operativi”.

Alcuni suggerimenti kondiani sono:

- lavorare per categorie di oggetti e non per stanze: utile per alcune categorie di cose che in effetti ho un po' sparse in stanze diverse (esempio cancelleria e carta), per il resto categoria e stanza tendono a coincidere

- fare tutto per bene in una volta e non a pezzi: secondo lei se vai per gradi finisci per ...non finire mai.
Su questo ho riflettuto e sto riflettendo, e credo che farò a modo mio: ho già fatto un lavoro bello grosso e ora stavo lavorando a piccole cose, ma ho deciso di fare un'altra bella passata “grossa”. Poi però credo che continuerò il mio costante piccolo lavoro quotidiano, perché è bellissimo pensare che fatto una volta sto lavoro poi non lo fai più...ma la roba inutile si insinua in casa anche se io non compro nulla, e poi c'è sempre qualcosa che si consuma, o che perde di funzione...e quindi...con buona pace di Kondo io farò così.

- piegare i vestiti in un certo modo, e non annodare calze e calzini... Su questo non mi pronuncio, la piegatura in verticale non mi interessa (ho abbastanza poche cose da non dover cercare di fare spazio) e trovo comodo annodare i calzini o farne “patate” ...e su questo proprio non mi sento in vena di cambiare.

- buttare: ecco, io magari preferisco provare a vendere regale donare. Kondo suggerisce di buttare e via. E magari in certi casi ha ragione, se no si rischia di rimanere invischiati nel “lo tengo per darlo a...”. Io mi do un tempo limite, se entro quello non ho venduto o regalato, finisce ai mercatini delle associazioni o vicino al cassonetto. O dentro al cassonetto, anche.

Poi ci sono consigli su come liberarsi /gestire fotografie e oggetti ricordo vari, e consigli su come organizzare la casa: non comprare inutili divisori e contenitori, non stipare roba ovunque....
Insomma tutte cose sensate, per carità, ma non nuove.
Sarà che mi sono già liberata di foto e oggetti vari, tenendone una minima quantità, sarà che condivido in pieno il NON comprare inutilissimi divisori e organizer e contenitori per stivare roba...riduci la roba e vedrai che la sistemi benissimo in quello che hai!!!, sarà questo o sarà che mi aspettavo troppo, ma alla fine mi sembra un libercolo carino ma niente di che.

Non l'ho trovato particolarmente estremo, se non per il fatto che esorta a “buttare”...ma se prendiamo il “buttare” in senso più lato (includendo il solito vendi regala dona) allora mi sembra tutto molto logico e normale (N.B. NON la parte sui documenti. In Italia funziona diversamente, ma basta guardare su internet e si vede per quanti anni conservare cosa).

E così...leggere Marie Kondo non mi ha dato particolare ispirazione, ma è stato comunque piacevole. Ho trovato scritti da lei pensieri che condivido, ma che a volte non ho espresso a me stessa in modo ordinato, e trovarli nero su bianco aiuta sempre.
In ogni caso, ad essere sincera, più che la Kondo per me è stato utile, anni fa, e lo è ancora, di nuovo Palahniuk. E pensare che Fight club non è neanche il suo romanzo migliore.
Eppure questa frase la ricordo sempre.

Tutto quello di cui potrai mai andare fiero finirà buttato via

Ecco. Questo, per me, è di sprone. E mi aiuta. Ma ne avevo già parlato qui.


Questo il libro di M. Kondo:

giovedì 16 luglio 2015

Considerazioni da fare prima di (s)vendere online



Dopo aver fatto operazione di decluttering in casa, spesso saltano fuori oggetti o libri in buono stato di cui ci si vorrebbe sbarazzare, ma come?
Si possono regalare, o si può provare a vendere.
In quest'ultimo caso ci sono alcune considerazioni da fare, secondo me.

Prima di tutto...pensate un attimo a qual è il vostro scopo principale:
- volete liberarvi dell'oggetto tirando su qualche soldo?
- o volete vendere a un certo prezzo (altrimenti niente)?

Sono due opzioni diverse.
La seconda possibilità secondo me ha senso soprattutto se:
- non avete fretta di vendere
- vendere l'oggetto non è per voi una priorità: se lo vendete a un prezzo che vi sembra “equo” bene, se no ve lo tenete
- avete un oggetto di valore (gioiello, libro antico e simili) e vi rivolgete a una certa nicchia di acquirenti.

In questo caso, francamente, non so se consigliarvi la vendita online. O comunque non su generici siti di annunci.
Rischiereste di perdere solo tempo, e pazienza.


1. Chi compra oggetti usati vuole risparmiare
Se una cosa costa 40 euro, difficilmente chi la compra da voi usata vorrà spendere più di 15 (20 a dir tanto).
Consideratelo, prima di mettere in vendita un oggetto.
Molto probabilmente l'oggetto che a voi era costato 40 lo venderete facilmente se lo mettete a massimo 10. E ci sarà anche quello che vi chiede lo sconto.


2. Per vendere online ci vuole tempo
Bisogna scrivere l'annuncio, cercando di essere dettagliati e precisi su:
- tipologia di ottetto
- condizioni
- metodi di pagamento
- prezzo
- metodo di consegna
Poi si aggiunge la foto dell'oggetto.
Poi si pubblica l'annuncio e si aspetta. Anche dei mesi
A quel punto, sappiate che:

3. Per vendere online ci vuole pazienza
Possono passare poche ore o molte settimane, prima che qualcuno vi contatti.
E anche quando lo faranno, nonostante abbiate scritto un annuncio, con foto, come questo:
“ Vendo 5 romanzi di Marquez,.titoli etc etc. edizione cartonata, mai aperti.
Prezzo 3 euro l'uno, spedizione con piego di libri ordinario inclusa.
Se acquistati tutti e 5 insieme, il prezzo è di 13 euro, spedizione con piego di libri ordinario inclusa.
Spedisco solo. Accetto solo pagamenti via paypal.”
...ci sarà sempre chi vi scriverà cose tipo:
- vendi anche romandi di Stefano Benni?
- Non è che fai consegna a mano? Io abito a Torino, ho visto che tu sei a Roma, ma se passi di qui...
- Se li compro tutti e 5 insieme, mi fai 10 euro?
- Quali libri sono?
- Posso pagarti alla consegna?
- Non ho paypal, posso pagare in un altro modo?
E così via....
A quel punto vi chiederete se avete scritto in ostrogoto. Non è così.
Pazientate. A queste persone vedete voi se rispondere o meno.

4. Ci sarà chi vi chiede lo sconto
Come da punti 1 e 3, ci sarà chi, dopo che voi avete deciso un prezzo..vi chiederà di abbassarlo ancora.
Qui sta a voi. Volete sbarazzarvi della cosa in questione al più presto? Accettate.
vi sembra di svendere eccessivamenet? Declinate.
Purtroppo quando si pubblicano annunci nei siti di compravendita tra privati, pare che sia “normale”, per molti acquirenti, chiedere lo sconto.
Io personalmente rifiuto.
Per scelta, io parto già da prezzi bassi (dico davvero, bassi), e non scendo sotto quelli.

Qualcuno, qualche tempo fa, mi diceva: “quando ti vedo vendere online i tuoi libri (o altre cose) a quei prezzi, penso che li stai svendendo. Io non lo farei.”
Questa è una questione molto personale, ma va considerata.
Cosa vuol dire per voi, svendere?
Un libro acquistato a 15 euro qualche anno fa, e rivenduto oggi a 5, è svenduto? E venduto a 3?

Io mi regolo in questo modo.
Se si tratta di oggetti che:
- non uso / non voglio più / non leggerò o rileggerò
- non sono “particolari “ (prime edizioni, gioielli “veri” etc.)
….io svendo.

Ho provato, per un po', a vendere i miei libri usati a un prezzo che mi sembrava ragionevole.
Niente. Ne avrà venduto 1 su 20.
Dopo un po', vedendoli ancora lì' nella libreria, nella zona “in transito”, mi sono detta che potevo anche abbassare i prezzi. Tanto a tenermeli in casa non ci guadagnavo di certo.
In questo modo ne sto vendendo parecchi.
Significa tirar su pochi soldi a pezzo (magari 1 euro o 2 a libro, tolte le spese per spedirli). In questo modo però mi sto liberando di oggetti che tanto non volevo più.
E comunque, alla fine, quei 40-50 euro che ritornano in tasca dopo un po' di vendite...non fanno mica schifo.
Certamente ho svenduto. Ma a me va bene così.
Ho ragionato da “pochi, maledetti e subito” e non mi sono pentita.
Direi che l'importante è questo: non fare le cose controvoglia.
Ognuno valuti come si sente meglio, e decida se mettere o meno quell'annuncio di vendita.

giovedì 18 giugno 2015

Il cibo feticcio


Da un'intervista a Wolf Bukowski (integralmente qui)

..forse questa insistenza sul cibo è legata al fatto che ci stanno preparando ad avere talmente pochi soldi che quei pochi che ci restano dovremo investirli in cibo, almeno ci danno questo di più narrativo o feticista.”

Il cibo come feticcio.
A pensarci, mi fa paura. A pensarci, però, è già così.
Come dice l'intervistatore:
Il cibo sano, sostenibile e biologico sembra essere diventato il nuovo “caviale e champagne”, il cibo dei ricchi, il nuovo status symbol.”
Non è forse così?
Il biologico (di qualunque cosa si tratti) è la nuova moda radical chic degli ultimi anni.
I ristoranti che propongono piatti vegetariani (perché insieme al bio c'è quasi sempre il veg) costano come se ti dessero da mangiare diamanti e avorio.
Una volta costava tanto comprare carne e pesce. Ora, andare a mangiare in localini che propongono “farro con cumino e pomodorini” e “lenticchie e seitan” diventa un salasso.
Qual ò il messaggio?
Se spendi un botto per mangiare, stai mangiando bene? Solo così ti stai prendendo cura di te?
Io stravedo, da sempre, per la cucina senza carne e pesce (soprattutto, semplicemente, per gusto personale...amo di più cereali e verdure), ma non capisco perché ad oggi debba essere diventato davvero uno status symbol.
Ma poi è davvero il cibo “sano” in generale, ad esserlo diventato.
Pullulano i mercati gestiti da Slow Food...ne ho visitato uno, qui nella mia cittadina...ogni cosa ti viene offerta come se ti stessero vendento L'UNICO VERO carciofo, L'UNICO VERO pane di segale, L'UNICA VERA albicocca.
Calma, piano. Le stesse cose, comprate da contadini o piccoli produttori che non sono sotto l'amorosa ala di Slow Food costano meno. Ma meno. E no, non sono schifose.
Sono bio pure quelle, per quanto possa essere bio qualcosa che, comunque, viene coltivato su terreni confinanti con chi di bio non ha proprio nulla (cioè su terreni comunque pieni di sostanze chimiche...e che ricevono per altro la stessa pioggia inquinata degli altri).
Poi c'è Eataly.
Eataly, che ha rigirato il suo essere un “supermercato di lusso” fino a promuoversi come “paladino della qualità italiana”.
Il messaggione di Eataly è: “fai una vita di cazzo? sei deluso dal tuo lavoro, dal tuo stipendio, frustrato nelle tue aspirazioni? Tirati su pagando 10 euro per una bottiglia di aranciata* e 32 per un pezzo di formaggio*. Vedrai. E' roba buona. Roba sana. Roba speciale. Te la meriti, no?”
Mi fa davvero...ma davvero riflettere...e preoccupare, questa faccenda.

Come dice W. Bukowski, vogliono farci credere che spendiamo troppo poco in cibo, e che gli sprechi siano pure colpa nostra.


* prezzi inventati da me al momento. Ma visti i prezzi reali di Eataly....

lunedì 8 dicembre 2014

Un oggetto al giorno...365 giorni dopo!

E così, è passato un anno.
Ho cominciato a tenere il conto l'8 dicembre 2013, e il mio progetto di decluttering graduale è arrivato alla sua conclusione.
Questo non significa di certo la conclusione del decluttering in casa, ma posso tirare le somme del progetto di liberarsi di un oggetto al giorno, tutti i giorni, per un anno.
E' andata bene.
Anche meglio del previsto direi.
E casa mia adesso è MOLTO più libera.
E mi piace di più.
Mi piace avere la mia parte di armadio semivuota e trovare subito quello che cerco, anche perchè sono rimaste solo cose che uso.
Mi piace che la mia libreria non sia più straripante, tanto in biblioteca ci vado comunque, devo solo aumentare la frequenza.
Mi piace non avere più in casa cianfrusaglie varie, ma anche oggetti utili che però...non erano utili per me.
Mi piace aver buttato via vecchie carte, cose mezze rotte, foto di persone non più importanti.

Ora devo continuare, e soprattutto fare lavoro di mantenimento, perchè basta poco per accumulare altre piccoli e grandi cose.
Ma, posso dirlo, il lavoro veramente grosso è finito.
Credo che adesso esporterò il metodo a casa dei miei genitori.
Casa di mia suocera è murata di roba, e quando arriverà il momento di sgomberarla impazziremo.
Non voglio che anche casa dei miei si riduca così. Anche perchè anche lì ci sono ancora cose mie, che mia madre conserva un po' per inerzia un po' perchè non è abituata a liberarsi dalle cose.
Pian piano sto mettendo mano anche lì, e se all'inizio brontolava, ora scopro che ogni tanto fa sacchi di vestiti da donare in giro. Bene.

Ma arrivando alla conclusione del progetto deli 365 giorni, ecco il riepilogo finale.
Dall'ultima volta che ho contato sono passati 97 giorni (cavolo, credevo di essere stata più brava con gli aggiornamenti!):

 - messo in vendita/ venduti: 31 oggetti
- 1 borsa (collezione I 7 nani, ma chi me l'avrà mai regalata? boh!)
- 2 capi di vestiario
- 13 capi di vestiario (non proprio venduti, scambiati a H&M con buoni spesa)
- 13 libri
- candela natalizia
- braccialetto

- regalato:  23 oggetti

- 9 capi di vestiario
- tazza
- set di bicchieri
- 5 paia di orecchini
- 3 cd/dvd
- 1 collanina con ciondolo
- bagnoschiuma
- 2 calici
- bottiglia di vino

 - buttato: 39 oggetti

- 15 capi di vestiario (ridotti a stracci per spolverare)
- 12 cosmetici / accessori inutili
- 2 barattoli giganti
- 1 paio di scarpe
- 2 cellulari vecchi rotti
- portafogli
- 4 dvd
- 1 soprammobile
- 1 mucchio di fotografie

Totale: 93 oggetti

Meno dei 97 previsti...ma non mi lamento, visto che ho avuto alcune questioni familiari che hanno catalizzato tutte le energie, nell'ultimo anno.

Facendo finalmente il conteggio FINALE:


Messo in vendita : 149 oggetti
Regalato: 100 oggetti
Buttato: 114 oggetti
 
TOTALE: 363 oggetti in 365 giorni

Che dire...grande grande grande soddisfazione.
E ora...continuerò, pian piano, perchè in realtà c'è sempre qualcosa che ho tenuto al giro precedente, e che al successivo può andarsene! 
Il progetto annuale è finito, ed è finito bene...ora vedremo in futuro quante altre cose se ne andranno.
Anche perchè sono previsti grossi cambiamenti in casa...e credo che comporteranno l'andarsene di altra roba, un po' per fare spazio, un po' perchè i soldi guadagnati dalle vendite sono molto molto utili, e con quelle regalate...mi sono risparmiata di acquistare regali, qualche volta!

giovedì 25 settembre 2014

To fly(lady) or not to fly)lady)? Risparmiare tempo e denaro in casa

Di base io sono una persona disordinata. Tendo all'entropia.
E sono anche poco amante dei lavori di casa. Mi urta il fatto che siano sempre da rifare.
Insomma...non sono proprio il tipo angelo del focolare.
E così...cerco sempre aiuti per organizzarmi.
Durante il mio cercare, mi sono imbattuta nel metodo Flylady.
Chi fosse curioso di sapere di cosa si tratta, può scoprirlo sul sito italiano.
Secondo quella che è la MIA interpretazione di quanto ho capito di questo metodo...è un metodo per organizzare le pulizie di casa, e non solo, tutta la gestione della casa.
Trattasi, lo dico subito, di metodo 'mmmeregano.
Quindi, se ne siete incuriositi, sappiate che ha come target prima di tutto le casalinghe americane, che a giudicare da quello che ho letto nella sezione "testimonianze" hanno case enormi, dispense enormi e labirintiche, innumerevoli stanze fitte di cose assurde.
Coooomunque.
Circa un anno ho deciso di provare a seguire il metodo.
E' un metodo che parte con dei "piccoli passi" (babysteps),da fare uno al giorno per un mese...o uno per più giorni, finchè non lo si è assimilato.
L'idea è di crearsi pian piano delle buone abitudini.
Dopodichè si comincia a poter seguire un piano giornaliero, che include attività giornaliere (routines) e una missione giornaliera di pulizia/riordino.
Alla fine, dopo una lunga prova, io NON sono diventata una flylady.
Il metodo non fa per me, le "missioni" giornaliere molto spesso non mi interessano, non sono fatte per il mio appartamentino, e alcune parti della filosofia della signora Marla (ideatrice del metodo) non le condivido.

Ma, c'è un ma.
Alcune cose le ho prese e tenute. Diciamo che nessuno dei suggerimenti di Flylady è una rivelazione, sono quasi tutte piccole "scoperte dell'acqua calda", ma sono di quelle piccole cose...che poi non ci pensi mai e non le fai.
E quindi, spulciando il web, prendendo da flylady e mettendo insieme buone abitudini imparate qua e là...questi sono i miei piccolissimi e semplici "trucchi" per risparmiare tempo (e soldi) in casa.


1. Sapone è sapone.
L'espressione è proprio tratta dal metodo flylady, e la trovo decisamente buona.
Non serve avere cinquantamila tipi di saponi detergenti detersivi spruzzini per pulire il bagno o il pavimento.
Il sapone è sempre sapone.
Che cavolo.
Questa cosa è stata liberatoria.
Pulisco water, bagno e sanitari MOLTO più velocemente senza stare a preoccuparmi troppo.
In questo modo risparmio tempo.
E risparmio soldi, perchè non sto a comprare detergenti strani al supermercato. Intanto sto finendo le mie piccole riserve di bottigliette e flaconi, poi mi comprerò UN prodotto generico e userò quello.

2. Decluttering
Sì, il decluttering è una delle mie attività preferite. Al di là del mio progetto "un oggetto al giorno", che comunque dà tante soddisfazioni, declutterare ha indubbi e grandi vantaggi:
- faccio prima a mettere a posto le cose
- devo pulire meno
- so cosa ho in casa
- non compro altra roba, voglio prima usare quella che ho.

3. Non stiro (quasi)
 Ho imparato che, prendendomi qualche minuto in più per stendere bene bene le cose, posso non stirare.
Non tutto viene PERFETTO, ma visto che le magliette di mio marito le appendo, le piegoline se ne vanno comunque, e per il resto...jeans, maglioni, biancheria..nulla ha bisogno di essere stirato.
Non cambia, davvero. Almeno, non al mio occhio, nè a quello del marito, nè a quello esigente di suocera.
L'unica cosa che ancora stiro sono alcune camicie del marito e un paio delle mie, roba di pochi minuti ogni tanto.
Anche qui, grande risparmio di tempo, e pure risparmio di soldi spesi per la corrente.

4. Lavello pulito
Altro suggerimento Flylady. Tenere il lavelo pulito.
Ora, flylady arriva al per me delirante suggerimento di mettere una bacinella sotto al lavello, nascosta, con dentro le stoviglie che non si possono subito lavare. Per avere SEMPRE il lavello pulitissimo.
Questo lo trovo eccessivo, una fatica inutile che non ho decisamente voglia di fare.
L'ho adattato alle mie esigenze: la mattina lavo subito le tazze della colazione (2 minuti neanche), e dopo ogni pasto cerco di lavare le due tre cose che si sporcano. Se non posso farlo, ok, lo faccio la sera. Non faccio accumulare cose nel lavello, però.
il che ha diversi vantaggi:
- non si incrosta un bel niente, a lavarlo subito, e così meno fatica, meno acqua e meno detersivo
- mi servono meno stoviglie, niente grandi scorte di piatti e posate, pochi cambi e poche robe
- il lavello ha un aspetto migliore, e tutta la cucina se ne giova.

5. Pochi contenitori scatole cestini...insomma pochi alibi
 Ok, questo è collegato al punto 2.
I contenitori, le scatole, i portaoggetti...hanno tutto un loro fascino perverso.
Mi hanno sempre dato l'illusione che facessero "ordine", che mi aiutassero a gestire meglio le cose.
Sì, ma fino a un certo punto.
Perchè in realtà troppi contenitori sono solo fonte di altro casino, e se sono tanti o li etichetti tutti per bene o non trovi più quello che ci hai messo dentro, e comunque devono avere il loro posto, e il loro spazio, e bisogna anche ricordarsi dove sono e tutto quanto.
Insomma...ho trovato un mio equilibro togliendo un bel po' di cose da casa e riducendo drasticamente anche il numero di contenitori.
Adesso quando penso "ah, per queste cose potrei prendere una bella scatola, un bel cestino...", mi chiedo se mi serve davvero.
E la risposta è no.
Alla fine scopro che si tratta di cose che o non mi servono davvero, o hanno già un posto altrove, o sono già contenute nelle loro scatole o contenitori...e quindi...altro risparmio.

6. Poco tutti i giorni (e molto ogni tanto)
Questa è veramente la scoperta dell'acqua calda, lo so.
Eppure, non ci sono arrivata per anni.
Mi sfinivo con assurde maratone di pulizia e poi ne uscivo infuriata.
Da un po' ho capito invece che è meglio fare poco e spesso.
Spazzare, spolverare, riordinare...non lo faccio più sperando di debellare ogni singolo granello di polvere o ogni angolo di disordine, ma lo faccio tutti i giorni, un po'.
Poi, ogni tanto, faccio una pulizia più profonda, una sessione più seria.
Ma non sono più maratone bestiali, perchè non si accumula più troppa roba da fare.

Queste sono le mie poche e semplici scoperte dell'ultimo anno, o almeno sono quelle più macroscopiche. E probabilmente non sono nuove per nessuno...tranne che per una zuccona come me!

martedì 2 settembre 2014

Un oggetto al giorno (mi rimetto in pari)

In queste ultime settimane non ho visto altro che le anguste stanze di casa mia. Una specie di clausura forzata, ma almeno tento di fare di necessità virtù.
E la virtù, nel mio caso, è il fare spazio. Anzi, più che altro il togliere di mezzo roba in più.
Avere meno roba per casa mi permette di
...pulire meno, perchè c''è meno roba da pulire
...avere più ordine, perchè non ci sono oggetti "che proprio non hanno un posto"
...fare prima a trovare le cose
...risparmiare soldi, perchè sapendo cosa ho...so che non mi serve altro.
E quindi, inesorabile, continuo con il mio progettone.
E dunque, vediamo un po' il bilancio ad oggi:


Messo in vendita: 9 oggetti

- 8 capi di vestiario
- Ipad

Regalato: 21 oggetti
- 17 dvd
- 3 candele
- 1 completo intimo

Buttato: 23 oggetti

- 6 capi di vestiario (ridotti a stracci per spolverare)
- 5 soprammobili / oggettini
- 1 dvd
- tazza
-10 libri
Totale 53 oggetti.

E il totale generale per il momento è:
Messo in vendita : 118 oggetti
Regalato: 77 oggetti
Buttato: 75 oggetti
 
In 268 giorni, ho fatto fuori 270 oggetti. Mancano 97 giorni alla fine del progetto annuale, chissà se ci arriverò in pari...
 
In quest'ultimo giro di decluttering, ciò che mi ha dato più soddisfazione è stato...non so se il completo intimo regalato a chi si divertirà a sfoggiarlo, o l'Ipad (l'avevo vinto a un concorso un anno fa circa) che ho venduto a pochissimo facendo felice un ragazzetto.
Casa mia pian piano si alleggerisce, e anch'io!!!