Visualizzazione post con etichetta economia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta economia. Mostra tutti i post

giovedì 18 giugno 2015

Il cibo feticcio


Da un'intervista a Wolf Bukowski (integralmente qui)

..forse questa insistenza sul cibo è legata al fatto che ci stanno preparando ad avere talmente pochi soldi che quei pochi che ci restano dovremo investirli in cibo, almeno ci danno questo di più narrativo o feticista.”

Il cibo come feticcio.
A pensarci, mi fa paura. A pensarci, però, è già così.
Come dice l'intervistatore:
Il cibo sano, sostenibile e biologico sembra essere diventato il nuovo “caviale e champagne”, il cibo dei ricchi, il nuovo status symbol.”
Non è forse così?
Il biologico (di qualunque cosa si tratti) è la nuova moda radical chic degli ultimi anni.
I ristoranti che propongono piatti vegetariani (perché insieme al bio c'è quasi sempre il veg) costano come se ti dessero da mangiare diamanti e avorio.
Una volta costava tanto comprare carne e pesce. Ora, andare a mangiare in localini che propongono “farro con cumino e pomodorini” e “lenticchie e seitan” diventa un salasso.
Qual ò il messaggio?
Se spendi un botto per mangiare, stai mangiando bene? Solo così ti stai prendendo cura di te?
Io stravedo, da sempre, per la cucina senza carne e pesce (soprattutto, semplicemente, per gusto personale...amo di più cereali e verdure), ma non capisco perché ad oggi debba essere diventato davvero uno status symbol.
Ma poi è davvero il cibo “sano” in generale, ad esserlo diventato.
Pullulano i mercati gestiti da Slow Food...ne ho visitato uno, qui nella mia cittadina...ogni cosa ti viene offerta come se ti stessero vendento L'UNICO VERO carciofo, L'UNICO VERO pane di segale, L'UNICA VERA albicocca.
Calma, piano. Le stesse cose, comprate da contadini o piccoli produttori che non sono sotto l'amorosa ala di Slow Food costano meno. Ma meno. E no, non sono schifose.
Sono bio pure quelle, per quanto possa essere bio qualcosa che, comunque, viene coltivato su terreni confinanti con chi di bio non ha proprio nulla (cioè su terreni comunque pieni di sostanze chimiche...e che ricevono per altro la stessa pioggia inquinata degli altri).
Poi c'è Eataly.
Eataly, che ha rigirato il suo essere un “supermercato di lusso” fino a promuoversi come “paladino della qualità italiana”.
Il messaggione di Eataly è: “fai una vita di cazzo? sei deluso dal tuo lavoro, dal tuo stipendio, frustrato nelle tue aspirazioni? Tirati su pagando 10 euro per una bottiglia di aranciata* e 32 per un pezzo di formaggio*. Vedrai. E' roba buona. Roba sana. Roba speciale. Te la meriti, no?”
Mi fa davvero...ma davvero riflettere...e preoccupare, questa faccenda.

Come dice W. Bukowski, vogliono farci credere che spendiamo troppo poco in cibo, e che gli sprechi siano pure colpa nostra.


* prezzi inventati da me al momento. Ma visti i prezzi reali di Eataly....

giovedì 25 settembre 2014

To fly(lady) or not to fly)lady)? Risparmiare tempo e denaro in casa

Di base io sono una persona disordinata. Tendo all'entropia.
E sono anche poco amante dei lavori di casa. Mi urta il fatto che siano sempre da rifare.
Insomma...non sono proprio il tipo angelo del focolare.
E così...cerco sempre aiuti per organizzarmi.
Durante il mio cercare, mi sono imbattuta nel metodo Flylady.
Chi fosse curioso di sapere di cosa si tratta, può scoprirlo sul sito italiano.
Secondo quella che è la MIA interpretazione di quanto ho capito di questo metodo...è un metodo per organizzare le pulizie di casa, e non solo, tutta la gestione della casa.
Trattasi, lo dico subito, di metodo 'mmmeregano.
Quindi, se ne siete incuriositi, sappiate che ha come target prima di tutto le casalinghe americane, che a giudicare da quello che ho letto nella sezione "testimonianze" hanno case enormi, dispense enormi e labirintiche, innumerevoli stanze fitte di cose assurde.
Coooomunque.
Circa un anno ho deciso di provare a seguire il metodo.
E' un metodo che parte con dei "piccoli passi" (babysteps),da fare uno al giorno per un mese...o uno per più giorni, finchè non lo si è assimilato.
L'idea è di crearsi pian piano delle buone abitudini.
Dopodichè si comincia a poter seguire un piano giornaliero, che include attività giornaliere (routines) e una missione giornaliera di pulizia/riordino.
Alla fine, dopo una lunga prova, io NON sono diventata una flylady.
Il metodo non fa per me, le "missioni" giornaliere molto spesso non mi interessano, non sono fatte per il mio appartamentino, e alcune parti della filosofia della signora Marla (ideatrice del metodo) non le condivido.

Ma, c'è un ma.
Alcune cose le ho prese e tenute. Diciamo che nessuno dei suggerimenti di Flylady è una rivelazione, sono quasi tutte piccole "scoperte dell'acqua calda", ma sono di quelle piccole cose...che poi non ci pensi mai e non le fai.
E quindi, spulciando il web, prendendo da flylady e mettendo insieme buone abitudini imparate qua e là...questi sono i miei piccolissimi e semplici "trucchi" per risparmiare tempo (e soldi) in casa.


1. Sapone è sapone.
L'espressione è proprio tratta dal metodo flylady, e la trovo decisamente buona.
Non serve avere cinquantamila tipi di saponi detergenti detersivi spruzzini per pulire il bagno o il pavimento.
Il sapone è sempre sapone.
Che cavolo.
Questa cosa è stata liberatoria.
Pulisco water, bagno e sanitari MOLTO più velocemente senza stare a preoccuparmi troppo.
In questo modo risparmio tempo.
E risparmio soldi, perchè non sto a comprare detergenti strani al supermercato. Intanto sto finendo le mie piccole riserve di bottigliette e flaconi, poi mi comprerò UN prodotto generico e userò quello.

2. Decluttering
Sì, il decluttering è una delle mie attività preferite. Al di là del mio progetto "un oggetto al giorno", che comunque dà tante soddisfazioni, declutterare ha indubbi e grandi vantaggi:
- faccio prima a mettere a posto le cose
- devo pulire meno
- so cosa ho in casa
- non compro altra roba, voglio prima usare quella che ho.

3. Non stiro (quasi)
 Ho imparato che, prendendomi qualche minuto in più per stendere bene bene le cose, posso non stirare.
Non tutto viene PERFETTO, ma visto che le magliette di mio marito le appendo, le piegoline se ne vanno comunque, e per il resto...jeans, maglioni, biancheria..nulla ha bisogno di essere stirato.
Non cambia, davvero. Almeno, non al mio occhio, nè a quello del marito, nè a quello esigente di suocera.
L'unica cosa che ancora stiro sono alcune camicie del marito e un paio delle mie, roba di pochi minuti ogni tanto.
Anche qui, grande risparmio di tempo, e pure risparmio di soldi spesi per la corrente.

4. Lavello pulito
Altro suggerimento Flylady. Tenere il lavelo pulito.
Ora, flylady arriva al per me delirante suggerimento di mettere una bacinella sotto al lavello, nascosta, con dentro le stoviglie che non si possono subito lavare. Per avere SEMPRE il lavello pulitissimo.
Questo lo trovo eccessivo, una fatica inutile che non ho decisamente voglia di fare.
L'ho adattato alle mie esigenze: la mattina lavo subito le tazze della colazione (2 minuti neanche), e dopo ogni pasto cerco di lavare le due tre cose che si sporcano. Se non posso farlo, ok, lo faccio la sera. Non faccio accumulare cose nel lavello, però.
il che ha diversi vantaggi:
- non si incrosta un bel niente, a lavarlo subito, e così meno fatica, meno acqua e meno detersivo
- mi servono meno stoviglie, niente grandi scorte di piatti e posate, pochi cambi e poche robe
- il lavello ha un aspetto migliore, e tutta la cucina se ne giova.

5. Pochi contenitori scatole cestini...insomma pochi alibi
 Ok, questo è collegato al punto 2.
I contenitori, le scatole, i portaoggetti...hanno tutto un loro fascino perverso.
Mi hanno sempre dato l'illusione che facessero "ordine", che mi aiutassero a gestire meglio le cose.
Sì, ma fino a un certo punto.
Perchè in realtà troppi contenitori sono solo fonte di altro casino, e se sono tanti o li etichetti tutti per bene o non trovi più quello che ci hai messo dentro, e comunque devono avere il loro posto, e il loro spazio, e bisogna anche ricordarsi dove sono e tutto quanto.
Insomma...ho trovato un mio equilibro togliendo un bel po' di cose da casa e riducendo drasticamente anche il numero di contenitori.
Adesso quando penso "ah, per queste cose potrei prendere una bella scatola, un bel cestino...", mi chiedo se mi serve davvero.
E la risposta è no.
Alla fine scopro che si tratta di cose che o non mi servono davvero, o hanno già un posto altrove, o sono già contenute nelle loro scatole o contenitori...e quindi...altro risparmio.

6. Poco tutti i giorni (e molto ogni tanto)
Questa è veramente la scoperta dell'acqua calda, lo so.
Eppure, non ci sono arrivata per anni.
Mi sfinivo con assurde maratone di pulizia e poi ne uscivo infuriata.
Da un po' ho capito invece che è meglio fare poco e spesso.
Spazzare, spolverare, riordinare...non lo faccio più sperando di debellare ogni singolo granello di polvere o ogni angolo di disordine, ma lo faccio tutti i giorni, un po'.
Poi, ogni tanto, faccio una pulizia più profonda, una sessione più seria.
Ma non sono più maratone bestiali, perchè non si accumula più troppa roba da fare.

Queste sono le mie poche e semplici scoperte dell'ultimo anno, o almeno sono quelle più macroscopiche. E probabilmente non sono nuove per nessuno...tranne che per una zuccona come me!

sabato 1 febbraio 2014

Dopo il decluttering: cosa faccio degli oggetti "inutili"? Regalo, vendo, butto.

Eccoci qui. E' volata via un'altra settimana, e con lei anche questi oggetti:
- 5 paia di calze (buttate, inutile conservarle per "non si mai come potrei riciclarle" se poi non lo farò MAI)
- super rasoio elettrico con ricariche (regalato, mio marito non lo usa)
- un mucchietto di nastri ormai troppo rovinati per poterli usare.
E anche per questa settimana, il progetto ha funzionato.
Ah, nel frattempo  ho avuto novità da mercatopoli: avevo portato libri (ne parlavo qui) per un prezzo totale (proposto da mercatopoli) di 34 euro, per due mesi, poi verranno scontati a metà prezzo.
Dopo circa un mese mi hanno detto che hanno venduto per 7,50 euro, quindi il mio credito è 3,75 euro. Pochi soldi, certo...ma considerando che io non me ne devo occupare, e che ho trasformato libri che non volevo più nel prezzo di farina + lievito + mozzarella per fare un kg di pizza in casa...beh...sono contenta!!!


Ma ora parliamo di COSA fare DOPO il decluttering.
O meglio, cosa fare di quegli oggetti che non vogliamo più in casa.
Chiarisco: può capitare che nel sistemare e nel fare decluttering saltino fuori oggetti che possono avere nuova vita in casa, e che quindi passano da "inutile" a "utilizzato".
In questo caso non parlerei di decluttering, ma di organizzazione (che è una gran cosa, anche lei!)
Io intendo considerare solo i casi in cui l'oggetto non ha più ragione di stare in casa.
Ecco alcune idee su come muoversi.

Vendere

1) Ebay: ormai lo conosciamo tutti, questo sito. Si crea un account, si fotografa l'oggetto, si descrivono le sue caratteristiche, si fa un prezzo.
- Pro: si guadagna qualcosa.
- Contro: per farsi un nome su ebay ci vuole un po', e poi le spese di spedizione fanno lievitare il prezzo, cosa che può scoraggiare gli acquirenti.
Ci vuole tempo anche per fare foto e inserire annunci, poi per fare il pacco e spedire tutto.
- Sperimentato: sì. Mi porta via molto tempo, considerando anche il tempo in posta per spedire.

2) Ebay annunci: come su ebay, si crea un account, si fotografa l'oggetto e così via.
La differenza è che di solito ci si contatta tra persone residenti in territori vicini. Spesso così si privilegia la consegna a mano.
- Pro: si guadagna qualcosa. Con consegna a mano, niente spese di spedizione, e quindi meno costi per l'acquirente.
- Contro: il tempo per fare foto e annuncio. Il mercato è più piccolo di ebay.
- Sperimentato: sì. Meno impegnativo di ebay, ma con un bacino di utenza più piccolo.

3) Mercatopoli: si cerca il negozio più vicino, si può contattare o portare direttamente gli oggetti (controllare se il negozio NON accetta certi oggetti). Funziona in conto vendita: il negozio tiene l'oggetto per un periodo di tempo e fissa un prezzo. Se vende, a voi daranno il 50% del ricavato (entro un anno dalla vendita). Se non vende, dopo un tot di tempo o riprendete l'oggetto, oppure loro lo danno in beneficenza.
- Pro: si guadagna qualcosa. Una volta portato l'oggetto, non dovete più preoccuparvene.
Contro: si guadagna "solo" il 50% del ricavato, e mercatopoli non vende mai a prezzi alti. - Dovete essere voi a passare dal negozio ogni tanto per sapere se hanno venduto o meno.
- Sperimentato: sì. Al momento sono soddisfatta. So che se avessi venduto su ebay o altro, avrei preso più soldi...ma qui ho fatto zero fatica, e il rapporto "tempo-guadagno" mi è piaciuto.

Regalare

1) Agli amici, ai parenti...
- Pro: l'oggetto viene usato e non sprecato.
- Contro: bisogna pensare a chi darlo, conoscendo bene la persona per essere sicuri che non si offenda.
- Sperimentato: sì. Lo faccio solo in casi "sicuri".

2) Utilizzando facebook. Se avete un account cercate "te lo regalo se vieni a prenderlo", e troverete questi gruppi, declinati per ogni regione italiana.
Si fotografa l'oggetto, e si scrive sul gruppo il proprio "annuncio". A quel punto si può venire contattati da cui vuole l'oggetto.
- Pro: l'oggetto viene usato. Non ci si deve preoccupare del " a chi posso darlo?"
- Contro: serve facebook,e un po' di tempo per stare dietro alla cosa.
- Sperimentato: non ancora, ma mi piace molto l'idea.

3) Caritas, organizzazioni varie, parrocchie etc.
- Pro: come sopra.
- Contro: meglio conoscere l'associazione o le persone a cui si danno gli oggetti, per essere sicuri che vadano dove vi viene detto che andranno.
- Sperimentato: sì, di solito porto personalmente ad associazioni o posti di cui mi fido.


Esistono siti come zerorelativo, o possibilità come gli swap party, ma non le ho indicate, perchè si parla di modi per scambiare oggetti, e quindi di situazioni in cui "dò uno e prendo uno". Modalità ottima per non spendere soldi e non sprecare, ma è comunque diverso dal decluttering e dal liberare spazio.

Ecco, questi sono i modi che io conosco per liberarsi di oggetti vari (ok, c'è il cassonetto, ma per quello non servono grandi spiegazioni).
Se chi mi legge ne ha altri...ben vengano i consigli!!!

domenica 31 marzo 2013

Perchè questi biscotti li paghi il doppio degli altri...e lo fai pure volentieri.

Qualche tempo fa, QUI, avevo parlato dell'economista mascherato e delle banane biologiche.

Sempre qui, avevo scritto, in fondo:


"Questo discorso, il te lo faccio pagare di più perchè a me costa tanto (e soprattutto perchè ho visto che lo compri lo stesso), sarà l'oggetto del prossimo post, a proposito dei biscotti Mulino Bianco."

Ecco, il momento è arrivato. Parliamo di Mulino Bianco.

Per la precisione, parliamo di un tipo di biscotti.

I "chicchi di cioccolato"  (questi, in pratica).

Sono biscotti abbastanza nuovi, fanno parte della linea dei cotti a vapore.

Li avete visti, al supermercato? 


Io non li conoscevo, finchè l'azienda non me li ha fatti provare.
Eh sì, li ho ricevuti in omaggio qualche mese fa.
Io adoro i biscotti, e adoro ricevere omaggi, quindi...li ho provati con gioia!

Sono buoni. Devo proprio dirlo. Sono biscottini buoni, friabili e cioccolatosi senza essere pesanti.
Insomma...un prodotto che mi è piaciuto.
Da brava consumatrice, qualche mese dopo al supermercato li ho notati, nello scaffale.
Ovviamente NON sono vicini agli altri NORMALI biscotti al cioccolato.
Sono in zona "biscotti fighi", biscotti speciali con caratteristiche speciali.

Sì.
E con PREZZI SPECIALI, pure.

Questi simpatici biscotti infatti sono risultati costare praticamente il DOPPIO degli altri biscotti, sempre Mulino Bianco (troppo facile confrontarli con altre marche).


E la cosa mi ha dato da pensare.

PERCHE' COSTANO COSÌ TANTO????

Siccome sono una persona malvagia e rompiscatole, che ho fatto?

Ho SCRITTO all'azienda. Non è difficile, c'è la pagina "contatti" nel loro sito web.


Cosa ho scritto?
- sono ottimi biscotti, buon sapore e buona friabilità
- ho gradito molto l'averli potuti provare gratuitamente
- la loro campagna di pubblicità è stata efficace --> i biscotti mi sono piaciuti --> mi hanno fatto venire voglia di comprarli, MA
- ma il prezzo troppo alto mi impedisce di acquistarli.
- spero che in futuro abbassino il prezzo, così da poterli comprare senza dover accendere un nutuo.

Alla fine del modulo contatti è richiesto un numero di telefono, perchè se scrivi lettere di reclamo vogliono porterti contattare.

Ho lasciato il telefono.

 Un mese dopo....

Mi ha chiamato un gentile signore.
Si è presentato, mi ha detto che fa parte dell'azienda, e che avevano "letto con interesse" la mia email.

Mi ha detto anche che sono contenti (lui e l'azienda) che il prodotto abbia incontrato i miei gusti.

Poi ha sospirato (giuro) e cambiando tono di voce (abbassandolo un po', portandolo più verso il confidenziale), mi ha fatto un lungo discorso che ora riassumo:

 Perchè questi biscotti costano così tanto????

Perchè non sono normali biscotti. Perchè sono cotti a vapore. E la cottura a vapore richiede una tecnologia diversa. Cottura a vapore vuol dire maggiore qualità. Ma la qualità costa.
 Non sono prodotti di massa, ma per una clientela esigente.

Ecco cosa mi ha detto.  

La qualità costa.  Clientela esigente.


Il messaggio finale è:  QUANTO SEI DISPOSTO A PAGARE, PER PENSARE DI MANGIARE MEGLIO?




Con tutto il rispetto per l'azienda, si tratta comunque di BISCOTTI INDUSTRIALI. 
Leggendo gli ingredienti, sono forse così diversi da qualsiasi altro biscotto della stessa azienda?

NO!

Eppure, costano di più.

Costano di più perchè c'è scritto sopra: COTTI A VAPORE.

 Costano di più perchè sono per clienti DISPOSTI A SPENDERE DI PIÙ, per avere il biscotto "sano".
La clientela esigente è una clientela ricca? Non sempre. E' una clientela, però, che è DISPOSTA A SPENDERE. A PAGARE DI PIÙ.
Perchè la confezione è VERDE, colore che richiama la natura, il famoso "biologico". Perchè sono cotti a vapore, perchè sono nel settore "biscotti fighi".

Con questo non è che quelli di Mulino Bianco siano dei criminali, non lavorano in modo diverso dalle altre aziende. Solo che i rappresentanti delle altre aziende non mi hanno mai telefonato per spiegarmelo.


Non è interessante, a pensarci?

sabato 9 febbraio 2013

Al supermercato con l'economista mascherato

Del libro L'economista mascherato ne avevo parlato qui.
Ora che l'ho finito devo ammettere che certi argomenti, per quanto trattati in modo semplificato, a me risultano lo stesso un po' ostici.
Ma quando si parla di marketing, supermercati...e cibo biologico, le antenne mi si drizzano.

Il libro parla di "price-gouging", cioè l'effetto che sia quando il venditore ricarica sul prezzo approfittando del fatto che:
- il prodotto è poco presente (scarsità di risorse)
- lo vendono in pochi (scarsità di competizione)

Ne parla a proposito del CIBO BIOLOGICO.



Lo vediamo ogni giorno nei supermercati. Il cibo definito biologico è più caro. Eccome.
Tralasciamo per un attimo l'insensatezza di parlare di "cibo biologico": tutto il cibo è "biologico", se per biologico intendiamo "relativo alla biologia". Si aprirebbe un lungo discorso sul linguaggio e su come lo usano per convincerci a comprare le cose più strane.

Torniamo a noi.
Leggendo il libro di Harford ho pensato "cavolo ma questo lo sapevo anch'io"...eppure...eppure non sempre ci facevo caso.




....nel negozio XX Di Washington, il grande e lussuoso reparto frutta e verdura ospita uno accanto all'altro sia i prodotti bio sia quelli  coltivati in modo tradizionale, ma sempre affiancati da un prodotto completamente diverso. Le banane biologiche stanno accanto alle mele convenzionali, l'aglio bio accanto alle cipolle convezionali. Non troverete mai le banane o l'aglio bio acanto a quelli convenzionali. Il confronto immediato dei prezzi schiuderebbe gli occhi dei consumatori. ... (cit.)





Indovinate cosa ho fatto la volta successiva che sono andata al supermercato?
Esatto. Ho fatto caso a questa cosa.
Ed è vero. Sarà banale, e in effetti a guardarci un attimo si vede subito. Eppure. Eppure non sempre ci si fa caso.


Semplice e chiaro: il confronto immediato dei prezzi schiuderebbe gli occhi dei consumatori.
E quindi rendono il confronto più complesso.



Provate a guardarci, alla prossima spesa. magari il vostro supermercato è diverso, e non usa questa strategia. O magari sì.
Con questo non voglio dire di non comprare il cibo biologico, ma di stare attenti.
Non sempre (leggi: quasi mai) il ricarico di prezzo che ci fanno sopra è giustificato dal "maggiore lavoro" che richiede l'alimento.

Il supermercato ottiene un  grosso vantaggio, esponendo il cibo bio in maniera "incasinata" e con un prezzo spesso assurdo.

Rendendo difficile il confronto dei prezzi, e alzando il costo del bio, ottiene molte informazioni sui consumatori:

- vedrà quanto mercato ha il biologico caro: cioè scoprirà se c'è un buon bacino di consumatori che non badano al prezzo, se pensano di avere la qualità maggiore

- vedrà quanti utenti sono attenti al prezzo: scoprirà quanti consumatori, in media, scelgono il prodotto meno caro. Sono attenti al prezzo? O non interessati al bio?


Per scoprirlo basterà al supermercato creare una linea bio con prezzi leggermente più bassi di quella "top", e vedere se vende.

In questo modo il supermercato avrà raccolto moltissime informazioni, e potrà sfruttarle per aumentare i suoi profitti.
Se ha una clientela "distratta", che compra un po' a caso.
Se ha una clientela "attenta", al prezzo o al biologico.
In base a questo...amplierà l'offerta di certi prodotti e ne eliminerà altri.
E adeguerà anche i prezzi, vedendo quanto ricarico può permettersi, e vendere comunque un certo prodotto "speciale".



Questo discorso, il te lo faccio pagare di più perchè a me costa tanto (e soprattutto perchè ho visto che lo compri lo stesso), sarà l'oggetto del prossimo post, a proposito dei biscotti Mulino Bianco. 




sabato 2 febbraio 2013

L'economista mascherato. Una lettura interessante



Sottotitolo: L'insospettabile logica che fa muovere i soldi

Lo conoscete? Lo avete letto?


E' stato scritto qualche anno fa da T. Harford, giornalista di origini inglese, che ora vive negli USA. Della sua biografia ci può importare che: è stato consulente economico di alcune grandi compagnie petrolifere,  ha collaborato con la Banca Mondiale, e insomma..si occupa pesantemente e seriamente di economia.

Ora, io sono una grande lettrice, ma l'economia non è mai stata tra le mie tematiche preferite.
Anche perchè spesso i libri che trattano l'argomento sono troppo tecnici per me.
Ultimamente però sto cercando di informarmi meglio, partendo da testi di stile più divulgativo.
Ecco il perchè di "L'economista mascherato".
In questo "saggio" l'autore esplora il mondo dell'economia e di "come girano i soldi".

I ragionamenti sono piuttosto interessanti, per esempio risponde alla domanda: chi paga davvero il vostro caffè? Perchè il caffè equo e solidale costa di più? Perchè i supermercati dispongono i prodotti in un certo modo?

Certo, alcuni discorsi sono calati nel mondo americano, e non completamente trasferibili nel nostro. Ma è una lettura che dà da pensare.

Alcune idee le avevo già lette e altre le avevo anche intuite da sola...ma rileggerle scritte bene, e in modo chiaro, aiuta sempre.

Io ho trovato il libro in biblioteca, non dubito che possiate farlo anche voi o acquistarlo in una qualsiasi libreria, ma intanto voglio condividere alcune piccole cose che ci riguardano.
Ci riguardano  come consumatori, come clienti di negozi e supermercati. Come persone che vogliono capire un po' meglio come spendono i loro soldi.

Nel prossimo post vedremo cosa dice Harford a proposito di banane biologiche e non. E aggiungerò la mia personale esperienza con un addetto al servizio clienti del Mulino Bianco.